Nuovo Centro Direzionale, ecco la casa della Territorio. Il punto d’incontro dell’Area Pontina

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Da qualsiasi angolazione e prospettiva lo si guardi, l’edificio che ospita la sede centrale della Cassa Rurale e Artigiana dell’Agro Pontino regala la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa che ricorda un monumento, qualcosa di fortemente rappresentativo, un’opera capace di riassumere in sé la storia, l’evoluzione e il carattere, anche quello sociale, del luogo nel quale è inserito.
Quanto basta per dire che quella costruzione sia il frutto di una progettualità riuscita e di una scommessa vinta. E dietro un’operazione vincente c’è sempre una squadra che ha mostrato di funzionare, stavolta una squadra che va dal committente al progettista, dal direttore dei lavori all’impresa esecutrice, dalle ditte che hanno provveduto all’impiantistica fino a quelle che hanno fornito gli arredi.

La mano che ha disegnato la nuova sede della CRA dell’Agro Pontino è quella di Francesco Paolo Mancini, architetto di Itri. Guardando l’edificio che Mancini ha progettato e conoscendo le spinte ideali che muovono da sempre il Presidente della banca Maurizio Manfrin, la domanda è quasi obbligata: tra il razionalismo, i coloni e la banca, chi ha avuto il ruolo di primo piano nell’idea progettuale di partenza? La risposta arriva immediata, senza esitazioni.

L’Architetto Francesco Paolo Mancini

«Quello che mi colpisce rileggendo ogni volta la storia di questi luoghi, è che gli architetti venuti a lavorare in palude negli anni ‘30 non hanno voluto celebrare, ma rispettare la scala del rapporto tra l’uomo e l’ambiente, che è una lezione molto moderna, anzi attualissima. Quindi, non dovevo scegliere, ma muovermi su ciascuno di quei fronti – taglia corto l’architetto Francesco Paolo Mancini, – Questo non è un semplice edificio ma la prosecuzione e l’arricchimento edilizio del circostante. Del resto il tema del concorso al quale ho partecipato in competizione con altri sei o sette professionisti non era quello di realizzare un edificio, ma di intervenire in questo luogo rispettandone l’organicità, le radici e la vocazione; è da lì che viene fuori una costruzione ispirata senz’altro ai caratteri del razionalismo
propri della città di Pontinia, un intervento che oltre ad avere una valenza architettonica doveva averla anche sul versante dell’urbanistica, perché stando ai margini dell’abitato cittadino poteva creare un complesso più leggibile e capace di coniugare il corpo dirigenziale fatto di uffici con una sala assembleare e poi mettere insieme una struttura adeguata ad una banca e un polo di riferimento per la cittadinanza costituito da un auditorium pensato e voluto per fare da ponte tra il servizio offerto dalla banca e lo strumento per proporre una diversa occasione di crescita e sviluppo in senso culturale. Ecco la ragione che mi ha spinto a progettare non un unico edificio rappresentativo, ma una serie di costruzioni legate tra loro da un unico filo conduttore fatto di armonia e circolarità di messaggi. Guardandolo adesso, col senno di poi, non esito a dire che questa non è una banca, ma un centro direzionale».
Con i suoi tremila metri quadrati di superficie coperta e dodicimila metri cubi di volumetrie, scortata su un lato da una magnifica fascia frangivento di eucalipti ancora intatta, la sede della banca CRA dell’Agro Pontino si presenta come una nave che galleggia sulla palude, con la prua rivolta a sud-est e la poppa accogliente che guarda verso il centro della città, pronta a ricevere la comunità locale.

L’Ingegner Carlo Medici

«Sono stato direttore dei lavori e ho curato la parte strutturale della costruzione, un’opera molto complessa e di ottima qualità, grande e allo stesso tempo molto curata nei dettagli – spiega l’ingegner Carlo Medici – Nella mia veste di sindaco ho il dovere di dire che questa è un’opera che qualifica il territorio sia dal punto di vista architettonico che economico, perché una banca nata nel 1952 oggi offre un segnale molto importante di continuità, di crescita e soprattutto di presenza protettiva all’interno della comunità.
La prima sede della Cassa Rurale e Artigiana era sotto i portici, adesso i portici sono altri, ma ci sono sempre, a significare appunto quel senso di continuità di cui abbiamo tutti bisogno». Intrapresi a partire dal 2015 i lavori si sono protratti fino al 2020, cinque anni durante i quali il committente, la banca, ha seguito con pazienza e decisione ogni fase della costruzione, nella consapevolezza di aver giocato la carta della svolta nella storia della Cassa Rurale e Artigiana dell’Agro Pontino.

Il Management della CRA e la parte operativa che ha dato forma e sostanza al nuovo Centro Direzionale

«Crediamo di aver indovinato nelle scelte fatte a partire dall’analisi dei progetti in gara, nell’individuazione di quello che ci era sembrato il più rispondente alle nostre richieste di committenti, nelle decisioni prese durante l’intero passaggio dalla progettazione al costruito – racconta il Presidente della CRA Maurizio Manfrin – e tutto questo oggi ci restituisce un edificio più bello di come lo avevamo immaginato, ma soprattutto capace di esprimere una funzionalità al di sopra delle nostre stesse aspettative. E’ per questo che mi trovo d’accordo con l’architetto Mancini quando sostiene di non prediligere un aspetto piuttosto che un altro di questa sua creazione: per noi usufruire di questi spazi magnifici, ospitali, rappresentativi e adeguati alle nostre esigenze operative quotidiane è un’esperienza che ogni giorno ci gratifica e ci arricchisce. Debbo confessare che non è stato semplice arrivare fin qui, e mi prendo il merito di non aver mai perso la calma nemmeno nei momenti più complicati della realizzazione di questa struttura, grazie anche al fatto che la squadra non ha mai perso di vista l’obiettivo finale. Non nascondo che il momento più esaltante di questa avventura l’ho vissuto vedendo le fondamenta dell’edificio: lì ho compreso il senso di solidità dell’intrapresa e intravisto per la prima volta il filo che congiunge quest’opera alla comunità intera di Pontinia. Da quel momento non ho più smesso di considerare che una parte di tutto questo è per la banca, mentre una parte è per la nostra comunità che saprà certamente trovare il modo, con attività di valore sociale e culturale, per trarre beneficio da questo avamposto di lavoro e di vita».

Ma insieme alla soddisfazione il Presidente Manfrin cova anche una punta di rammarico per non avere avuto la possibilità, a causa della pandemia da Covid, di inaugurare la struttura nei modi e nelle forme che avrebbe meritato. «Ma non abbiamo perso la speranza di poterlo fare una volta usciti dall’incubo dell’emergenza sanitaria che ci affligge. Vogliamo inaugurare questo edificio insieme alla nostra gente di Pontinia e a tutti quelli che da anni ci hanno concesso la loro fiducia e il loro sostegno morale, perché siamo convinti che questo traguardo non sia soltanto nostro, della banca, ma della intera comunità all’interno della quale questa banca si è sviluppata e continua a prosperare».

(Tratto da: Latina Oggi del 3 Aprile 2021. Articolo a firma del Direttore Alessandro Panigutti – Foto di Paola Libralato)

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